LE GROTTE DI PICENZE

di MARIO BONOMO

Di grotte ce ne erano e ce ne sono ancora tante, sia piccole che grandi. Quella che ricordo bene è la grotta che prendeva il nome dal cognome Bonomo. Era abbastanza grande e divisa in molti scomparti. Veniva utilizzata per la rimessa degli animali.
Ai miei tempi non c’era il riscaldamento, tanto meno le comodità di adesso. Perciò tutte le sere, dopo cena, le famiglie del vicinato si recavano lì. Ci si riscaldava con le bestie e si parlava del più e del meno. Si raccontavano le favole, si giocava a carte o ciò che si voleva fare. Era come se fosse una festa.

Ricordo che nel periodo di carnevale le donne preparavano i dolci e li portavano nelle stalle la sera. Li mangiavamo tutti insieme ed erano bei momenti.
Al livello economico le grotte erano molto importanti. Perché, come ripeto, venivano utilizzati per rimetterci le bestie la sera. La gente aveva molti animali, come maiali e mucche. Perciò servivano molto. In alcune di esse, inoltre, ci si rimetteva anche il fieno.
A Picenze ce ne erano e ce ne sono ancora moltissime. Saranno più o meno trenta o quaranta. Perché gli anziani del paese raccontavano che si scavava nel sottosuolo per prendere la creta per fare delle costruzioni e allo stesso tempo ci si facevano delle stalle.

BACK